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Il progetto che stiamo per raccontarvi iniziò in modo del tutto casuale più di una ventina di anni fa, quando l’insegnante di tipografia coreano Ji Lee assegnò ai suoi studenti l’esercizio di trasformare alcune particolari parole in immagini autoesplicative che ne rafforzassero visivamente il significato.

Quando eravamo bambini”- spiegò poi - “le lettere erano come giocattoli. Le abbiamo colorate nei libri. Abbiamo ballato e cantato davanti alla TV mentre i burattini dei programmi ci insegnavano che la parola C stava per ‘cookie’. Presto le lettere si sono trasformate in parole, le parole in frasi, le frasi in pensieri”.

Da allora non passò molto tempo. L’immaginazione straripante e multiforme di quel designer di Palo Alto lo portò a lavorare, giovanissimo, per Saatchi & Saatchi e Unicef, e infine a sigillare permanentemente il firmamento dei creativi approdando a Google nel 2008 e poi a Facebook

Oggi, proprio su Facebook, la sua pagina Word as Image testimonia in tempo reale tutte le evoluzioni di quello che nel frattempo (dopo la pubblicazione del libro omonimo) si era trasformato in un lifelong project.

Chiunque può creare una parola-immagine, perché in realtà non è richiesta nessuna abilità nel disegno” - spiega Lee -. “Ciò che serve, oltre a un pizzico di pensiero creativo, è la capacità di vedere le parole e le lettere in modo diverso. Il dizionario contiene migliaia di enigmi visivi che aspettano solo di essere risolti”.

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