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Non vivono per viaggiare, ma viaggiano per vivere: sono loro, i travel bloggers. Si spostano per il globo armati di passione e curiosità, i più “vintage” non riescono a separarsi da matita e moleskine, ma in definitva sono smartphone e notebook gli strumenti del mestiere e i social media il loro regno: immense distese virtuali che accolgono chiunque sia interessato ai loro racconti di viaggio. In Italia, parliamo di una figura professionale in espansione, ma che ancora non gode di grande fortuna. Nell’immaginario comune, il travel blogger è una sorta di eroe romantico e un po’ fricchettone, che ha avuto il coraggio di cambiare vita e lasciare un rispettabile posto da impiegato per vagare alla ricerca di aneddoti, incontri ed esperienze con cui sfamarsi. Insomma, un degno erede di Chatwin, pronto a seguirne fedelmente l’insegnamento: “la vera casa dell’uomo non è una casa, è la strada. La vita stessa è un viaggio da fare a piedi”. Che invidia, verrebbe da dire.

Tuttavia, il fatto che esistano dei siti che danno dei consigli su come guadagnarsi da vivere facendo il travel blogger la dice lunga su quanto questa figura sia considerata discutibile sul piano professionale. Non ha l’autorevolezza di un giornalista di viaggio, eppure se in grado di guadagnarsi una certa reputazione online, è capace di cambiare davvero le regole del gioco perché il mercato del turismo è una partita che si gioca sempre più in rete. Prima di mettere maschera e pinne in valigia, il turista cerca consigli, conforto e recensioni sul web ed è per questo che la grande sfida – già realtà nei Paesi anglosassoni –  è quella di incorporare la voce dei travel bloggers all’interno delle più ambiziose strategie di marketing turistico.

A questo scopo, è nata l’organizzazione iambassador, che pianifica eventi e campagne di marketing innovative, basate sul valore che i più autorevoli travel bloggers di tutto il mondo sono in grado di generare, assicurando a destinazioni, hotel e brand turistici un’esposizione multimediale ineguagliabile, mediante la semplice condivisione di contenuti su blog e social media. Ad un blogger team esperto e composito, si unisce un management capace di mettere il potenziale mediatico di questi veri e propri “ambasciatori digitali” al servizio dell’industria del turismo, con un modello di business innovativo, in grado di generare buzz in 4 stadi:

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Per il momento le case history non sono molte, ma tutte di incredibile successo. Vediamone una che “ci riguarda direttamente”: il progetto Blogville-Emilia Romagna, iniziato nel 2012 grazie alla partnership stretta fra iambassador e Apt Servizi, che riunisce sotto di sé tutti gli Operatori turistici della Regione Emilia Romagna.

Il progetto ha coinvolto ben 50 bloggers stranieri, ospiti per 12 settimane all’interno di due abitazioni, una a Bologna e una a Rimini, con l’unico input di scoprire bellezze e prelibatezze regionali e raccontare il territorio a modo loro. Il motto era “Blogville Emilia Romagna: eat, feel and live like a local in Italy”. A disposizione dei fortunati un kit contenente squisiti prodotti tipici, dalla Piadina alla Mortadella, passando per il Parmigiano Reggiano, e la Blogville Card per assicurare ingressi gratuiti a mostre ed eventi di ogni sorta. Il sito con la sua “social wall” e le tante “stories” testimonia il  traguardo raggiunto, come se non bastassero i numeri: più di 280 blog post, circa 8 milioni di utenti raggiunti sui social, per un totale di 75 milioni di impressions su twitter e più di 3.000 foto e video condivisi.

La promozione si fa racconto di esperienze vissute autenticamente. Naturalmente, c’è chi si interroga sull’obiettività dei travel bloggers, rivendicando l’antica etica del viaggiatore: come si fa a scrivere una recensione negativa su un hotel che ti ha messo a disposizione tutti i comfort possibili per regalarti una permanenza fiabesca? Tant’è, la tendenza inarrestabile è questa. E allora come non invidiare chi riuscirà in quest’impresa, “viaggiando per lavoro” ma senza ventiquattr’ore e riunioni incravattate? Per fortuna “Il viaggio è nella testa”, come diceva il saggio: magra consolazione per chi non parte ma resta. 

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